Il mio primo approccio al Tai Chi è stato con i movimenti della forma stile Chen.
Seguendo il corso di Pietro Papisca, stile Yang, ho dovuto resettare molte cose che avevo appreso praticando arti marziali, per prima l’atteggiamento interno del corpo.
Da frequentatore assiduo di palestre e di corsi di arti marziali, ho notato che il percorso di apprendimento del Tai Chi è più lungo (ma più completo). L’applicazione lenta dei movimenti permette di capire il fulcro di utilizzo. All’inizio la ripetizione di certi movimenti e concetti può risultare noiosa ma solo se si perde di vista qual è il senso delle tue azioni. A questo punto il Tai Chi diventa la disciplina fisica più interessante del mondo. Devo però ammettere che se Pietro non fosse stato così scrupoloso a farci conoscere il lato pratico dei movimenti, applicabili anche nel quotidiano, forse non avrei avuto la pazienza di praticare Tai Chi. Il ruolo che assume il maestro in questa disciplina è importantissimo come l’attenzione che l’allievo dedica, durante la propria giornata all’analisi personale e all’introspezione. Il lato spirituale della disciplina avviene maturando principi fisici.
Pietro Papisca affronta anche l’applicazione marziale del Tai Chi, in questo modo anche i più giovani troveranno quasi nell’immediato la motivazione per proseguire. Se venisse praticato sin da ragazzini il Tai Chi darebbe subito più forza ed equilibrio utilizzabile anche per altre attività sportive.
Come ultima cosa metto in evidenza che muoversi nella giusta maniera e assumere durante la vita di tutti i giorni posture corrette, porta al miglioramento della salute, cosa che di solito gli sport ,soprattutto praticati al livello agonistico, tralasciano quasi del tutto provocando a lungo andare dolori cronici.
Ho riscontrato da quando lo pratico un miglioramento globale della forma fisica e l’abbattimento totale di dolori ossei o muscolari che prima si manifestavano sistematicamente in alcune situazioni o stagioni.