Per migliore le prestazione canore e stare in piedi senza soffrire con la schiena durante le prove – chi è in un coro conosce il problema – viene in valido aiuto il Taiji Quan.
Chiunque studi canto conosce l’importanza del diaframma e come sia sostanziale “l’appoggio”. Nelle scuole di canto vi sono due linee di pensiero contrapposte, quella del cantare spingendo la pancia in dentro e in alto prediligendo il torace e quella che la vuole in basso e in fuori. Solo per fare due nomi per gli addetti ai lavori cito il metodo di Bernardo Mengozzi e quello di Francesco Lamperti che negli Stati Uniti è considerato da molti come il fondatore della pedagogia vocale moderna.
Per cantare serve emissione di aria e quindi il diaframma, muscolo laminare cupoliforme, tipo membrana, che si attacca alle vertebre lombari, dividendo il torace dall’addome. Si muove come un ventaglio per risucchiare l’aria dentro il corpo e poi espellerla, momento in cui si parla o si canta.
Il movimento del diaframma può essere gestito con diverse tecniche come accennato sopra. Senza entrare nel dettaglio sulle varie attitudini che una scuola di pensiero predilige, secondo il Tai Chi Chuan e la filosofia taoista, è bene avvicinarsi il più possibile ad una azione armonica che coinvolga tutte le parti del corpo. Il diaframma deve essere libero di muoversi per tutta la sua estensione. Per fare questo serve un postura verticale corretta che nel Taiji Quan viene studiata nel Qi Gong del palo immobile. E’ una verticale che allinea il corpo in maniera che il peso del busto non cada sulle vertebre – causa del mal di schiena – ma finisca sotto i piedi e da lì sviluppi una sorta di spinta su cui si appoggia tutta la struttura passando da diaframma/torace, alla testa. Si ottiene una postura elegante e distesa senza rigidità, all’interno del quale si muove liberamente il diaframma. Usiamo una metafora per chiarire il discorso: il busto è il cilindro dove scorre il pistone cioè il diaframma; se il cilindro non è perfettamente allineato il pistone non scorre e urta sulle pareti bloccandosi creando delle protrusioni nel tronco.
Anche spalle e braccia sono coinvolte nel canto che dovrebbero essere rilassate e aperte. Il Tai Chi si cura di come muoverle con particolare attenzione ai principi biomeccanici del cinto scapolare; non è un caso che i cantanti al momento del massimo vocalizzo tengano i gomiti aperti .
Praticando il Tai Chi Chuan si ottiene una respirazione libera, naturale e non settoriale, che coinvolge tutto il tronco. Eseguendo la forma nello studio avanzato “Yin Yang” c’è una sostanziosa partecipazione fonetica che rende evidente il concetto di cui sopra.
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